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Le ultime ricerche di
Bruno Aita:
la scoperta dell'organico
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Per chi conosce le opere di Bruno Aita, la visione e il contatto fisico con i lavori dell'ultimo biennio possono risultare incoerenti e di non agevole lettura.
Pur essendo infatti confermata la forza espressiva del suo universo figurativo, è evidente un ulteriore sviluppo dei codici semantici che connotano, da almeno dieci anni, l'artista. Non è certo stata rinnegata la precisa fede ideologica che muove queste sperimentazioni, una specifica poetica che potremo definire di matrice esistenziale (esistenziale, sia per i precisi riferimenti stilistici ad un maestro come Francio Bacon, sia per la chiara matrice ideologica sartriana che ne permea, sin dagli esordi, gli esiti), cosi come non è stata esemplificata la lettura interpretativa della sua scrittura. Ciononostante è indubbio che l'indagine di Aita, pur non venendo meno a questa intricata ermeticità gnoseologica e contenutistica, si sia arricchita di nuove, non secondarie, caratteristiche. Si respira un'atmosfera nuova; un rinnovato codice semantico permea infatti l'ultima produzione e riguarda non solo ambiti come l'utilizzo del colore e la strutturazione spaziale interna all'opera, ma l'interpretazione della loro stessa poetica. Gli elementi caratterizzanti, ricondotti a tre costanti linguistiche, come le tinte plumbee, la presenza costante della maschera e la costituzione di uno spazio chiuso, si avvalgono pertanto di nuove chiavi di lettura.
Primo dato che emerge, in maniera rilevante, è l'introduzione del colore, che seppur con tonalità basse, si attesta come elemento forte di un'evoluzione e maturazione pittorica. Bruno Aita non si avvale più solo del non?colore nero, codice pregno e simbolico di quella ricerca sartriana ed esistenziale da sempre così presente nelle opere dell'artista, ma introduce, all'interno di un sistema ancora monocromo, colori come il rosso, il blu e il giallo. Il supporto della lamiera nera, che permane come. cifra del ductus dell' artìsta, divìene così un luogo più variegato rispetto allo spettro ristretto della precedente caduta agli inferi. A campiture compatte, omogenee, giocate sui neri, fanno così riscontro zone di sperimentazione tecnica certosina che testimoniano differenti registrazioni del 'dato atmosferico' e nuove speculazioni di ordine gnoseologico.
Certamente il tributo, nelle opere in questione, virate al rosso, alla carnalità di Bacon è palese, ma la 'umanizzazione' di quelle che finora erano solo sagome, permane rilevante ai fini di una nuova esegesi dell'artista. Si avverte infatti una organicità, demandata nel passato alla materia, che rivela, inattesa, una sostanza corporea al di là della maschera.
Nel contempo l'apertura a degli 'azzurri cosmici' e a dei 'gialli acidi' (Tubo d'aria, 1997), pur confermando un utilizzo ancora metallico delle cromie, consente di ipotizzare degli insondati spazi e nuove dimensioni 'fantastiche' nella cosmogonia personale dell'autore. A questa apertura cromatica fa infatti riscontro una parallela ricerca sulla rappresentazione iconografica della figura. Non esiste più la tuta, intesa come involucro, come scollamento di 'essere' ed 'esistere', ma si avverte una evoluzione: una sorta di metamorfosi genetica all' interno di un 'habitus' che finalmente riveste un corpo.
L'essere che ne scaturisce sembra dover molto alla fantasia di un certo cinema di fantascienza e horror futuribile (come non cogliere il raffronto con lo svizzero H. R. Giger), ma ciò che più colpisce, proprio se si conosce il resto della produzione, è invece la straordinaria vicinanza con una condizione primigenia, quasi fetale, a cui queste rappresentazioni fanno rimando. Le figure sono sempre accartocciate e chiuse su se stesse: si difendono dal fruitore per paura che voglia invaderle. Frappongono schermi visivi, di opachi materiali, che fungono da filtri?corazza (Irrespirabile, 1997), ma mostrando in tal modo la loro paura, rivelano l'incomunicabilità e nel contempo l'ansia di voler comunicare, instaurando, per contraddizione, una debole, ma pur presente, relazione psichica con il fruitore. In un interessante lavoro, come Notizie sommerse del 1997, il rapporto con il riguardante si fa quasi intimo e l'indeterminazione stilistiche delle figure, riecheggia verosimilmente il contatto voyeristico con uno spazio embrionale. La scommessa di Aita si fa a questo punto pericolosa ma coraggiosa per il suo universo ermetico, perché l'opera rappresenta una potenziale apertura verso la dimensione interiore dell'artista, proteso ad una rinnovata conoscenza di se stesso e dell'ambiente in cui opera. Quasi per una conseguenza 'naturale', a questa organicità, fa quindi riscontro un'apertura verso lo spazio esterno, il dischiudersi di una diversa concezione dello spazio. Qui, a mio parere, l'artista riserva le potenzialità più interessanti per una ricerca futura. Vi è linguisticamente una maturazione degli equilibri distributivi dei singoli elementi e si avverte una inedita e personale ricerca sui volumi e sulle linee strutturali della composizione (Tubi d'aria, 1998). Lunari architetture, stagliate nella loro fredda metallicità, evidenziano una dimensione metafisica e futuribile della rappresentazione spaziale. L'interesse verso una pulizia formale e compositiva in cui è l'aerografo a far da padrone, tecnica usata sapientemente dall'artista per alternare diversi tipi di prospettive e materie ai fini dell'economia dell'opera, creano una dimensione di attesa, una staticità temporale attraverso i volumi, dati tridimensionali che si stagliano su uno spazio cosmico, apparentemente devitalizzato. Gli elementi linguistici che presiedono la costituzione dell'opera sono chiaramente riconducibili a questo tipo di riflessione, e non è certo un caso che concorrano a formulare, nello spettatore, un'evidente situazione di disagio e una sorta di 'straniamento diffuso', cui fanno da contraltare eteree impronte, di sapore quasi primordiale. Proseguendo nella lettura dei segni che definiscono l'universo pittorico di Aita, occorre ribadire come il rinnovato linguaggio sia funzionale ad una maturata volontà espressiva.
L'uomo, incarnato dapprima in figure mute, racchiuse in futuribili tute che rendevano impermeabile la comunicazione, surrogato da baccelli privi di una personalità, si mostra ora come organismo vivente, fetale. Che si raffiguri allo stato di ectoplasma, o come embrione in una dimensione amniotica, il rimando agli elementi vitali dell'acqua e dell'aria, testimoniano una positività, che era totalmente esclusa nei precedenti lavori. Ossigeno o brodo primordiale, ancora vicini, comunque, ad una dolorosa accettazione dell' essere come testimoniano i liquidi rossastri e sanguinolenti di alcune composizioni (cfr. Schermo rosso del 1997), tutti precisi segnali, dicevo, che fanno riferimento all'atto vitale, che rimandano ad un esistere fisiologico. In tal modo l'iconografia oppressiva del tubo, si evolve in condotto, propaggine ed estensione ultima di una terminazione intestinale nutritiva. L'uomo o l'intero genere, definito come maschera di una situazione impersonale di disagio, si evolve pertanto in essere organico, fatto di sangue, polmoni, in cui il brodo primordiale e il respirare divengono i termini di un'unica azione, il vivere appunto. L'autenticità del percorso di Aita sta nel farsi carico in prima persona di questa denuncia di malessere, ma negli ultimi lavori, l'artista sembra aver trovato, con fatica e dolore, una sorta di via d'uscita. Se vi è un fondo di pessimismo esistenziale, questo viene ora affrontato nella maniera leopardiana del lottare e dell'essere comunque in vita e l'esistenza si trasforma in azione, in res, in materia per cui vale la pena di lottare.
Luglio 1998, Andrea Bruciati

Nato a Udine il 13 novembre 1954 risiede a Buja in via Flore, 4 (UD)
Tel. 0432/961435
MOSTRE PERSONALI:
1977 Palazzo comunale di Remanzacco
1981 Sala comunale di Buja "Omaggio a mio fratello Mauro"
1984 Villa prof. Domenico Zannier Casasola di Maiano
1985 Palazzo comunale di Reana del Roiale "Disegni"
1988 Palazzo Sonvilla San Daniele del Friuli
1991 Galleria Il ventaglio, Udine
1994 Palazzo Frangipane, "Omaggio a Francis Bacon" Tarcento
1995 Centro d'arte Grigoletti, Pordenone
1995 Galleria Artesegno, Udine
1996 Palazzo Orgnani?Martina "Visionimutanti" Venzone
1998 Palazzo Veneziano 1rrespirabile di fine secolo" Malborghetto
1999 Centro d'Arte Grigoletti, Pordenone
2000 Hicetnunc, Antico Ospedale dei battuti, San Vito al Tagliamento
MOSTRE COLLETTIVE:
1987 S. Daniele del Friuli (UD)
1989 Buia (UD)
1989 Sant'Angelo in Vado (PS)
1990 Fabriano (AN) museo della carta: "Informastratta"
1990 Studio Clochiatti (UD)
1991 Museo di Udine (UD)
1993 Galleria Plurima (UD)
1994 Galleria Comunale Lignano Sabbiadoro (UD)
1994 Ex Palazzo della Pretura, S. Daniele Del Friuli (UD)
1994 Palazzo Vecchio, Codroipo (UD)
1994 Palazzo Veneziano, Malborghetto (UD)
1994 Galleria Comunale Udine Centro Friulano Arti Plastiche (UD)
1994 ARTEST, " La casa sul Cuarnan" (UD)
1994 "Noi cani sciolti", stamperia Santini (UD)
1996 "Deposito ad Arte" Stazione ferroviaria di Udine (UD)
1997 "Serragli Municipali", S. Daniele ? Buja ? Udine (UD)
1999 "Passaggio a Tarcento", Palazzo Frangipane, Tarcento /UD)
2000 VittorioArte, Galleria d'Arte 'La Torre, Vittorio Veneto
Hanno scritto di lui:
P. Centoni, L. Damiani, T. Maniacco, L. Perissinotto,
D. Zanier, S. Zanier, C. Tavella, C. Pecile, A. Bruciati
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