Glock    
(GlobaLocale)


ARTISTE DI CONFINE*

GLI S/CONFINAMENTI DELL'ARTE

Se accettiamo la definizione che l'arte vera, intesa come aspirazione estetica e tensione conoscitiva e comunicativa, è l'espressione simultanea, in luce forme colori linee piani volumi, del corporale-psichico e delle facoltà intellettuali, dell'individuale e dell'universale, allora si comprende come per sua intrinseca essenza essa viva inquieta e si generi al 'confine' tra esistenza edA. Canova, Busto di Marianna Pascoli Essere, divenire e durata, alterità e appartenenza, natura e artificio; materiale e metafisica ad un tempo. Tale essenza va, però, storicizzata, in quanto lo spirito universale si oggettiva in culture particolari al punto di dimenticarsi, alle volte, della sua natura e di rinchiudersi all'interno di anguste tradizioni e frontiere e di diventare antagonista di altre culture, accentuando in forma superba la sua specificità, anziché la sua coessenza di universalità nelle diversità. Lo stesso può accadere alla interiorità che non si riconosce come parte di una collettività e si pone in opposizione solipsistica ad essa, anziché contribuire criticamente ad arricchirla con il proprio originale apporto creativo: l'arte, in fin dei conti, è un accrescimento di vita per l'artista e per gli altri; il che può essere donato, esteticamente e cognitivamente, non con opere 'appaganti' e rassicuranti, che vengono frettolosamente 'lette' dal fruitore, che viene confermato nelle sue pseudocertezze e nei suoi stereotipi, ma da opere che 'leggono' e 'osservano' l'osservante, nel senso che lo scrutano, sono esse a vederlo, lo scuotono dal torpore interno, ponendogli interrogativi o insinuandogli sensazioni sconosciute, che lo aiutano a crescere emotivamente e intellettualmente, suscitando curiosità e desiderio di conoscersi e di conoscere, di aprirsi a se stesso e agli altri. Parafrasando Agostino, ab interiore homine nasce la tolleranza e la comprensione tra i popoli, e l'arte ha il grande imperativo etico di rimuovere in ognuno di noi l'incrostazione più o meno spessa di chiusura in-comunicante e di indirizzarci verso l'apertura e il riconoscimento, dentro e oltre le specificità: solo se porta in sé questa eticità essa non si ferma davanti alle scritte: dogana - zoll - carina, aperte per le merci e i capitali, non ancora per i cuori e i pensieri.
Alpina della Martina, Rose Ora, il confine psicologico della creazione artistica può avere la ventura di materializzarsi in persone e luoghi di confine in una determinata epoca storica che, come l'attuale, tende al superamento delle frontiere non senza ansie e paure, in quanto s'avverte il legittimo timore sotterraneo di una omologazione totale con la sparizione delle varietà culturali, che finora hanno caratterizzato la nostra Europa. Una cultura di frontiera, intesa come un essere al di qua con la consapevolezza dell'al di là, può essere un valido deterrente sia contro la massificazione che contro il provincialismo, e nello stesso tempo un laboratorio di idee contro l'odierna indotta artrite dello spirito, in quanto tale tipo di cultura presuppone l'altro dentro di noi, il rispetto e il confronto tra diversità, l'accettazione di essa come alterità irriducibile alla nostra, ma anche il desiderio e l'impulso di andare oltre e costruire una superiore identità, che le contemperi tutte senza mortificarle, ricercando le tracce delle comuni radici culturali che, in alterne vicende storiche, hanno prodotto strutture culturali diverse, ma forme, materiali e spirituali delle stesse, similari.
Questa Mostra non rappresenta un punto d'arrivo, ma di avvicinamento e di primo riconoscimento di artiste carniche, carinziane, isontine e slovene, per iniziare uno scambio di esperienze culturali che porti alla creazione di una effettiva cultura di confine, intesa come sopra: forme artistiche universali che rivelano contenuti specifici e particolari.
Angelica Bonanni, Paesaggio Tutte queste frontiere, psicologiche geografiche culturali, possono infine materializzarsi in donne artiste. Ora si è tanto discusso, negli ultimi decenni, sulla cultura della 'differenza', che afferirebbe soprattutto alla donna, e di arte al femminile 'differente', appunto, da quella al maschile, operando una identificazione tra donna e femminile, che non condivido. Alla donna appartiene lo sfuggente femminino, per catturare il quale si sono scritte e prodotte migliaia di opere. Mentre, in assoluto, ogni autentica arte, in sé e per sé , prodotta sia dall'uomo che dalla donna, considerata nel suo processo artificiale di creazione e generazione, è femminile. Se la madre, nel momento in cui dona la vita al figlio, lo condanna a morte, il femminile artistico prende le mosse da questa morte, per creare vita: l'arte è una lotta contro il tempo e contro la distruzione da esso operata, un piacere estetico che consoli dai dolori della vita, una ribellione del cuore alla cruda verità svelata dalla ragione, un bisogno irriducibile di autonomia e di identità, un impegno etico e conoscitivo. Se questo femminile attraverso la donna s'innesta sul femminino, allora lo stile di una donna può essere ancora più potente a scuotere cuori e menti, a spingerci a uscire dalla gabbia del nostro io ad incontrare l'altro, trasformandoci, dopo questi incontri, in 'altri'. Del resto la 'differenza', per essere tale, deve manifestarsi all'interno di codici, come quelli dell'arte, universali. Si torna di nuovo al 'confine', che in questo caso è 'donna'.Claudia Campanini, Lacerazioni
La Mostra, costruita nei dettagli e nell'insieme con un paziente e impegnativo lavoro di ricerca, documenta, attraverso le opere di una trentina di artiste carniche, carinziane, isontine in successione generazionale, l'evoluzione, le persistenze e la varietà del gusto, delle forme estetiche e delle tecniche nell'area lungo il crinale delle prealpi carnico-giulie. Successione generazionale che nella esposizione idealmente dovrebbe essere colta non nella consueta forma lineare, ma come un insieme di cerchi concentrici o come un movimento ascendente a spirale o come un percorso labirintico, per avere o la percezione istantanea, tutta nel presente, di tempi e luoghi diversi, o la visione ascensionale della metamorfosi delle forme, o per sperimentare il passaggio interlocutorio da un tempo all'altro e da un luogo all'altro, in un intreccio di sollecitazioni estetiche e conoscitive, che stimolino vieppiù il gusto della ricerca e della scoperta dell'altro. Anche perché, non dimentichiamolo, oltre o al di sotto degli 's-confinamenti' dell'arte si dipana un percorso antropologico-culturale tutto da scoprire e da iniziare, soprattutto per la specificità di quest'area di confine in cui si incontrano, in un centro nevralgico della vecchia Europa, il sud del nord, il nord del sud, l'ovest dell'est; un'area, direbbe Musil, 'senza qualità', nel senso che la si può definire, per il momento, solo per sottrazione: non nordica, non mitteleuropea, non mediterranea, non slava, ma tutto questo insieme.Lucia Micoli Toscano, Fiori
Un'occasione per tutti noi, oltre ogni confine, ed in particolare per i carnici di rimettersi mentalmente in viaggio come gli antichi cràmars sulle strade di questa parte d'Europa, imitando il viaggio, narrato nel romanzo La ripetizione da Peter Handke, tra Carinzia, Slovenia e Carso e immaginando queste terre come un grande 'villaggio' di persone, non quello 'globale' dei media, per dare un'idea del quale è possibile servirsi di una metafora dello stesso scrittore: " Nella mia fantasia tutti i tinelli del villaggio si combinano in un unico locale con tanti angoli, dove ogni cantone è occupato dai bambini del villaggio che si voltano le spalle l'un l'altro, disuniti e ingrugniti, fino a quando da una di quelle figure, o da tutte insieme viene sempre la parola o la risata che rompe il bando". In questo caso, la "parola" o la "risata" che rompe la chiusura è l'arte.
La Mostra 'Donne di confine' - forse solo le donne sono in grado di spianare o di far credere, come nelle favole per i bambini, che non esistono quelle montagne che ancora impediscono di vederci e riconoscerci - vuol essere l'inizio della scoperta e della costruzione di questa nuova entità culturale, fondamentale per creare, oltre ogni nazionalismo, un ponte di pace esemplare sia per l'Ovest che per l'Est.

*(dalla Mostra tenutasi a Palazzo Frisacco nel mese di maggio del 1999, voluta dall'allora Assessore alla Cultura della Città di Tolmezzo, dott.ssa Marina Di Ronco)

ermes dorigo

segue austriache