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Il prossimo anno ricorre il 10° anniversario della scomparsa di SIRO ANGELI (1913-1991), il più grande uomo di lettere della Carnia del Novecento.
SOLEVENTO (1928-1931)
L'incunabolo autografo della sua poesia
Un quadernetto di cm 12,5x19,5 con copertina in brossura telata rosso
bordeaux, con un riquadro medio alto di cm 5,5 di fondo grigio con fregi neri in stile liberty con la scritta in centro in caratteri bodoni 'Poesie' e sopra, scritto col normagrafo maiuscolo il nome dell'autore: SIRO ANGELI; la seconda (come la quarta) di copertina di fondo grigio con decorazioni in nero di fogliame, una pagina bianca e poi, come frontespizio, scritto a penna stilografica: Siro Angeli - Solevento - (Poesie) - (1928-1931).
Complessivamente il quadernetto è composto di 44 pagine, di cui tre bianche e le altre facciate numerate a penna dall'1 all'81, con le poesie che iniziano sempre sulla facciata di destra, come in un libro vero, che è quello che il giovane Angeli vuole costruire con mezzi artigianali.
La grafia, pur adolescenziale - Angeli scrive queste poesie tra i 15 e i 18 anni - è piccola, sicura e sciolta, fuorché nelle ultime 6 poesie, dove diventa più grande, un po' scomposta, con caratteri più infantili, come se agisse un'ansia regressiva dentro o come se la poesia non fosse più in grado di aiutarlo a elaborare il lutto della recente morte della piccola sorella Elsa, morta di peritonite a soli sei anni; in effetti, da questa tragica vicenda, da un dolore vero, deriva la motivazione interiore alla scrittura delle poesie, che sono improntate dal senso e dalla scoperta reale e ineludibile della morte.
Proprio questa esperienza traumatica della perdita ( scopre, Neonato, "A questa/ lunga/ agonia/ che si chiama/vita"), dell'abbandono, del vuoto incolmabile - accentuato affettivamente anche attraverso il dolore della madre, che già di per sé soffriva l'assenza del marito muratore emigrante -, e lo shock del distacco-perdita della Carnia (così vive la notturna Udine nella poesia Rosario: "Luci sgranate ineguali nel buio/ compongono immensi rosari incrociati/ clamanti una loro profana preghiera/ Luci sospese davanti a ogni casa/ della città che pare/ un cimitero nella notte dei morti/ come lampade votive/ su tombe"), riscattano i molteplici, intrusivi e contrastanti echi letterari che caratterizzano questa primigenia scrittura poetica che, comunque, rivelano una conoscenza da parte del giovane
carnico, rigorosamente formato sui classici al Ginnasio-Liceo "J.Stellini" di Udine - che farà da fondale al dramma Male di vivere del 1951 - della poesia contemporanea e delle tendenze culturali in atto. Conoscenze provenienti dall'inserto letterario La lettura del Corriere della sera, che trovava in casa insieme al Gazzettino, al quale il padre era abbonato, insieme a qualche libro; da La fiera letteraria, dove nel 1928 legge il necrologio per Italo Svevo scritto da Montale o la prima recensione di Giuseppe Papini ai Canti orfici di Dino Campana; nel 1933 acquisterà l'edizione di Sentimento del tempo di Giuseppe Ungaretti , " a Pisa - dove frequentava da quell'anno la Scuola Normale Superiore - appena apparsa, con soldi rubati ad un pasto o due", del quale possedeva Allegria di naufragi del 1919, che aveva il suo incunabolo ne Il porto sepolto, stampato proprio a Udine in ottanta copie nel 1916.
Tali influenze sono evidenti sin dal titolo, 'Solevento', che echeggia quello della rivista fiorentina
'Solaria', uscita la prima volta nel 1926; e Firenze e la sua tradizione letteraria, nella quale negli anni successivi, quando maturerà la sua personale concezione della poesia attraverso Frontespizio e Campo di Marte, le riviste che diffusero la poetica dell'Ermetismo, e attraverso, soprattutto, l'amicizia di Alfonso Gatto e Giorgio Caproni - il quale ultimo gli dedicherà nel 1938 Ballo a Fontanigorda con una poesia autografa inedita sulla seconda di copertina -, si imporrà come modello, per scelte linguistiche e rigore metrico, nonostante la sua professione di 'realismo
dantista', il lirismo e un monolinguismo medio, non alto, del Canzoniere del
Petrarca, saranno sempre il faro che lo guiderà nella sua produzione poetica; faro acceso dalla professoressa Elisa Davanzo, quando il ragazzo di Cesclàns frequentava l'Istituto tecnico inferiore a Tolmezzo e al quale l'8 novembre 1928, quando lascia la Carnia per Udine, regalerà i Poemi conviviali di Giovanni Pascoli, con la dedica: "a uno scolaretto che non dimenticherò".
Ma quelli pisano-fiorentini saranno altri anni e la nuova poesia di Angeli, sostanziata dal dolore per la perdita della giovane moglie Liliana, sarà quella dello 'scienziato del metro e dell'anima', come è stato definito dal suo coetaneo Romano
Marchetti, del rigore della forma chiusa seppur personalmente declinata - mi riferisco in particolare a L'ultima libertà,
Mondadori, 1961, Il grillo della Suburra, Barulli, 1975, e Matia mou, Rebellato, 1976 -, mentre nell'ultima raccolta, Da brace a cenere,
Lacaita, 1985, approderà ad una forma semichiusa e più libera, come si riscontra nella contemporanea raccolta in friulano Barba Zef e
jò; produzione, questa, che è già stata ampiamente indagata dalla critica, come si può leggere nel libro da me curato per l'editore Campanotto nel 1997 sull'opera di Siro Angeli:
Antologica.(Il teatro. La poesia. La critica, p.300 (finalista al Premio Marino Moretti)
(edizioni@campanottoeditore.it)
'Solevento' è in verità un incunabolo strano, che impronterà le prime due raccolte poetiche: Il fiume va, edita per interessamento di Chino Ermacora nelle edizioni de La panarie nel 1938, con prefazione di Diego
Valeri, e Erba tra i sassi, stampata da 'Le Tre Venezie' nel 1941; è l'incunabolo della poetica
'umile-bassa', che riemergerà ancora nella raccolta in friulano L'aga dal
Tajament, che scorre in parallelo con la poetica 'alta' delle opere 'maggiori', di più spiccato intento letterario: una duplicità di registro che possiamo ritrovare anche nella produzione teatrale, ad esempio nella polarità populistico/ aristocratico; realistico/metafisico; materialità/spiritualità; oggettività/interiorità .
Delle 41 poesie di 'Solevento' 9 confluiscono nelle 26 poesie della raccolta Il fiume va, 21 delle quali entrano a far parte della raccolta Erba tra i sassi con altre 7 poesie tratte dall'incunabolo, per un totale edito di
'Solevento'di 16 poesie, mentre le altre 25 rimarranno nel quadernetto, inedite. 4 di esse (Invasione, Dormiveglia, Neonato, Sfinge) subiscono una riscrittura totale rispetto all'autografo, alcune (Elsa, che diventa A mia sorella morta;, Malattia, Serenata, Il campanile malato, Suicida) parziale, le altre sono pubblicate senza varianti, se si esclude qualche intervento sulla lunghezza dei versi e sul ritmo metrico.
Risulta piuttosto difficile comprendere le esclusioni, in assoluto, anche se, come vedremo, comprensibili appaiono le scelte circa la prima raccolta del 1938. Infatti, nel quadernetto quasi tutte le poesie risultano chiosate in alto a penna da una grafia più matura; il che significa che in tempi successivi, prima della loro edizione l'autore le ha rilette e valutate, prima di iniziare i suoi interventi
variantistici, talora quasi ossessivi, che caratterizzeranno tutta la sua futura scrittura poetica (in questo molto simile ad uno dei suoi maggiori maestri,
Ungaretti, del quale Montale derideva questi interventi, gli Astampini" li definiva, quasi maniacali). Si fatica a capire però in
toto, perchè abbia stampato alcune poesie sulle quali esprimeva delle riserve ("la prima parte no: la seconda è ottima", Elsa; Ascarsi i primi versi: bellissima dopo", Invasione; "molti punti buoni", Il campanile malato; ), e alcune, le riscritte totalmente, prive della benchè minima notazione e, quindi, si suppone giudicate negativamente, mentre sono state scartate altre pur chiosate positivamente: ("ottima", Dolore, Piangere, Stanchezza, Amore, Alba, Nuvole,
Dopopioggia, Invito; "buona", Novembre, Fratello fiume, Notturno, Tu; ); forse l'annotazione che accompagna la poesia inedita, Campane, può darci una chiave di lettura delle sue scelte: "armoniosa e bellissima: la migliore di questo
genere.Pascoli!": quando Angeli comincia a costruire il proprio io poetico, quindi il suo stile, cerca di nascondere e rendere meno evidenti sullo sfondo le influenze letterarie che nell'incunabolo prevalevano sulla sua individualità poetica. Questa è una prima spiegazione, sulla quale tornerò analizzando più minutamente i prestiti letterari dell'autografo; una seconda è legata all'esigenza di dare unità tematica, pur se a sezioni, alle due raccolte, la seconda delle quali è certamente meno fresca, anche se in certi punti più scaltrita
metricamente, della prima, in quanto ci sono molte liriche programmatiche e più che di regime, ispirate al populismo de La grande proletaria si è mossa! di pascoliana memoria.
Nell'adolescente Angeli troviamo una fortissima influenza di Corrado Govoni ( ad esempio in Fontana:
Canti o singhiozzi/ fontana?/ il lungo singhiozzo delle fontane), di Sergio Corazzini (ivi: "le fontane cantano sempre"; Novembre: "Sullo sfacelo della terra/ sopra lo sfacelo delle cose"); di Guido Gozzano (Fontana: "Capelli di sole/ i bei capelli di color di sole"); di Aldo
Palazzeschi, ma senza l'ironia, ch'è sempre mancata ad Angeli, di quest'ultimo (Fontana: "gli occhi di mare/ occhi grandi di mare"; per non parlare de Il campanile... malato/ La fontana malata"); con sullo sfondo il Poema paradisiaco di D'Annunzio ed oltre, ma più velato. Eugenio Montale; c'è anche Umberto Saba (Fontana: "la mia lontana adolescenza/ Dalla lontana adolescenza"); ma i due poeti che maggiormente influiscono su di lui sono Giovanni Pascoli,
per il senso 'mortuario' che pervade la giovanile raccolta (i morti, il cimitero, una sorta di orfanità diffusa, il legame morboso con la fanciullezza, il rifiuto del tempo e il sogno d'un'età
metastorica, le campane-ricordo, i calchi de L'assiuolo e di X agosto), ma anche per la personale declinazione stilistica del sintagma simbolista del poeta romagnolo ("nero di nubi": "lenzuolo di buio", Invito; "un pianto di lunghi capelli",
Dopopioggia) che rinvia all'analogo sintagma sintetico-intuitivo-analogico di
Ungaretti, l'altra presenza 'forte', soprattutto con la poesia I fiumi, sia nella libertà metrico-sintattica e nella punteggiatura, sia nella ricerca della parola pura e della condensazione semantica, sia nello stretto rapporto tra titolo-testo-spazio bianco della pagina: questa contaminazione tra i due modelli si può esemplificare con la poesia Alba: "Un'ala di colomba/ distesa sul nido", mentre una ritrascrizione
dell'ungarettiana Soldati è Autunno:" Uno a uno/ come le foglie/ si staccano i giorni/ del tempo". E sarà soprattutto la lezione rigorosa di Ungaretti a orientare le scelte linguistiche e di tensione stilistica della poesia più matura, talora ispirata talora tecnicamente ineccepibile ma fredda, del giovane colto Angeli, che in
'Solevento' dedica una poesia in francese alla sorella morta: Il ne reste désormais de
toi/ qu'une chose d'immortel:/ ton sommeil.// Il ne me reste désormais qu'une
chose/ qui me parle de ton existence,/ une chose que je hais e que j'aime,/ que je voudrai perdre et
saisir:/ ma douleur/ Desipérément je t'appelle/ et tu dors/ loin/ dans la nuit.../ de ton rêve éternel".
ermes dorigo
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