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Ermes Dorigo, LO SGUARDO ANACRONICO

"C'è in esse una certa forza e, insieme, una coraggiosa sfida all'abitudine corrente"
Giovanni Giudici

"Ermes Dorigo è una figura di intellettuale quasi appartata, non per mancanza di voce, la sua è anzi una delle più forti e lucide in Carnia, ma per quel misto di pudore e di selvatico, di crudele e dolce, che è nella sua vocazione di poeta.
Una poesia, quella di Dorigo, che è smarrimento e slancio, dolore e denuncia, vitalismo e ragione. Una poesia dalle radici leopardiane e dantesche, che dialoga con i continuatori del Novecento (Montale e Volponi, Pasolini e Pavese). Una poesia universale che si fa nascendo e passando dalla terra carnica, suo dolore e speranza.Questa parola poetica nasce nei fessurati strati del pensiero razionale-istintuale, passa attraverso il vissuto, anche collettivo, lo scandaglia, illumina, tormenta. Dorigo ha scritto anche in prosa (Neuterio della lontra, Nello specchio incrinato...), ma è la poesia l'espressione più consona alla sua sensibilità intellettuale ed espressiva. Essa parte dal contingente e lo scaraventa a sofferta distanza, ora per passarlo al setaccio della parola epifanica, ora per rifletterlo alla luce della filosofia, ora per purificarlo alla tradizione dei versi etico-civili.
E' un percorso tormentato e lungo, che pare ora arrivato ad un traguardo pacificatore. 
L'ultima raccolta di poesie di Ermes Dorigo si intitola Lo sguardo anacronico. Poesie etico-civili, con un dialogo dell'autore con Luciano Morandini. I componimenti sono tutti dedicati (a Siro Angeli, a Tito Maniacco, a Claudio Magris, al giovane Ludovico, a Luciano Morandini, a Massimo e Giulia, dulces ferique patres patri, a Mario Rigoni Stern, a Paolo Volponi), volgono al fuori, omaggiano, nel sentimento di un'alta e civile, riconoscente, fraternità.
Nel dialogo con Morandini l'autore esplora contenuti e forma del suo dire poetico senza malcelata paura, come di chi è passato attraverso un'analisi che "sprofonda nell'io" e lo rifrange. Ciò che lo sguardo anacronico inquadra, dice Morandini ad apertura di dialogo, è "maculato di mal presente", è uno sguardo che "non è né misura né costume del tempo presente, ma strumento di lettura d'esso in negativo, lungo il filo di una confessione suddivisa in sette parti e chiusa da un Congedo".
La raccolta, infatti, è divisa in sette sezioni (Dell'esser-ci, Della metodica e della catodica, Dell'amicizia, Dell'amore e del disamore, Della morte e del nulla, Delle carni, Di me, dopo di me) che procedono da un inizio a una fine, viaggio dell'io poetico da sé a sé, con un ricongiungimento-superamento che, più che nel Congedo canonico, è nella sezione finale, Terminali, preceduti entrambi, non a caso, dal poemetto Di quel mondo, dedicato a Rigona Stern. La scelta del sonetto che accoglie e stempera, ma non scolora l'intensitá del dire, è anch'essa coerente all'itinerario, all'esigenza di non restare vittima della parola e delle ferite che apre, ma di trovare attraverso di essa la libertà, in un equilibrio comunque "periclitante".
Dopo Le ceneri di Pasolini (precedente difficile e scavata raccolta), ora la parola poetica non è più temuta, ma è "grembo", pacificatrice. L'impegno etico-civile, e in fondo la stessa poesia, salvano il poeta dall'annichilimento. Lo salvano da sé e dall'esterno reale, dalla "servile vacua e acefala massa", dal nostro nuovo "secol morto" di leopardiana memoria, dove molti si macchiano di disonestà "intellettuale". A questa contemporaneità dell'incultura e del degrado morale e sociale, della "medietà piatta e cloroformica" Dorigo contrappone un mondo civile e razionale, il mondo della sostanza e della pienezza culturale. E come valore e sintesi l'allegoria della paternità: dell'essere nella storia responsabile, combattivo, coerente, nell'appartenenza coraggiosa alla totalità della vita e della morte".

MARIA CRISTINA CESCUTTI (La veglia etica della ragione, in Il Gazzettino)

(Il lettore provi, se vuole, ad indovinare a quale sezione appartengono)

 

1. T'amò oltre ogni amore come donna
colui che tu tradisti come madre,
ingannevole volto di madonna
che gli nascondeva attenzioni ladre.

Non odia l'origine come padre,
pur se il figlio soffre ancora l'inganno;
l'adulto può difendersi dal danno
se sa proteggersi con sbarre quadre.

Il figlio tende le mani ferito
attraverso l'inferriata nel vuoto,
ma se non fu ieri, non sarà domani;

l'adulto raccoglie l'annichilito
e lo dedica ai superni dei Mani
per il futuro come estremo voto.

 

2. Quando del bimbo lo sguardo curioso
addentro la carne innerva la mente
e il cuore fertile e desideroso,
la conoscenza è tutto interamente;

pensiero lucido in tempo fumoso,
vuol stare nella storia totalmente,
col suo sapere del mondo ansioso
di salvare la coscienza morente.

La chiacchiera catodica, che imbranca,
vorrebbe tutti sudditi servili,
come una vacua e acefala massa;

l'esercizio della ragione affranca
e nutre saldi intelletti civili
che non cedono a parvenze e grancassa.

 

3. Giungla dello scherno e dell'irrisione
non c'è rispetto, in questa società,
non stima, non civile emulazione,
mediatica pappa di conformità.

Preoccupàti dell'interdizione,
di abbassare l'altro alla mediocrità,
non apprezzano la sua dedizione
né sanno cosa sia generosità.

Temono il metodico che riflette,
scrivani dediti al cacografismo,
segni degli sciocchi presuntuosi,

scaracchi d'ignoranti vanitosi
tronfi di smanie di protagonismo,
pronti a tradire anche le loro sette.

 

4. L'opinione domina sul giudizio
e sul ragionamento vero e attento
a mascherare la menzogna intento
il mediocre distende il pregiudizio.

Pensare è considerato un vizio
pericoloso per l'ottundimento,
perciò si vuole lo svilimento
di ciò ch'era un tempo nobile uffizio.

Il disegno è di omogeneizzare
le diversità nella pappa mediale
e in agglutinato clerico?etnico; (*)

per questo gli serve un intellettuale
che non li faccia troppo incazzare,
possibilmente friulano-cetnico. (**)

Istruzioni per l'uso:

(*) si può sostituire con: lumbardo-etnico

(**) si può sostituire con : padano-cetnico

 

5. Come fratello vissi le accensioni
di sdegno per il degrado morale
nell'odierno imperio subculturale
dell'amato maestro Paolo Volponi.

E come amico le sue distruzioni,
il gusto crudele di farsi male
per il malo trionfo del capitale,
e le alte profonde depressioni.

Compagni di vita per consonanza
sul sentiero suicida e disperato
del grumo interno di dolore e morte,

nel metro cerco riparo, in stanza
liberata da indulgenza alla sorte,
da un fatale vivere tormentato.

 

6.                         a Claudio Magris
Soffia atra e ulula dentro, la bora, 
torbida gracula. O rantola e geme
turbinosa, e sbigottito il cuore preme
di chi dolci le perdute iridi implora.

Il chiaro volto graffito scolora
nera la pietra del dolore; freme
l'amico che non può lottare insieme 
contro lo strazio che l'animo accora.

Amicizia è patire anche lo sfondo
e lo sguardo in fuga da te lontano;
accettare umilmente quel vuoto

che l'amico sottrae verso l'ignoto,
dove l'inerme luna annera il tondo, 
varco serrato da crudele arcano.

 

7. L'amicizia ritaglia consonanza
di sensi, di progetti e sentimenti,
l'emozione di vera comunanza.
Come sottratti da tempi inclementi,

dal peso duro e dalla sudditanza
al passato con gli occhi trasparenti
si vedono i cuori senza la distanza
di storie e distorsioni precedenti.

Si vive di stima, in serena unione;
prevale di te l'aspetto migliore
né devi come un ladro nascondere

le tue insufficienze o un qualche errore:
sulla tua debolezza distendere
sa l'amico un velo di comprensione.

 

8.                       al giovane Ludovico
E' un'irrequietudine interiore
che ti rende ansiosamente leggero
e renitente al quotidiano vero.
Come ferito da intimo dolore

altrove volgi il capo e il tuo cuore,
per vedere se si schiuda un sentiero,
che introduca nel mondo veritiero
della sicurezza chiara d'amore.

Nemica dell'anima è la fragile
sensibilità, il candore ingenuo
di colomba indifesa da malizia

insincera. Dolce mitezza esile
consuma l'intrico sociale ambiguo,
se non è protetta da onesta astuzia.

 

9. Certo, mi sento molto amareggiato,
nel disincanto per essermi illuso
d'investire una vita nel sognato
amore grande che mi ha deluso.

Ma il ricordo non è disilluso:
tanti i ventri in cui sono penetrato
e lo hanno ben bene accolto e amato
l'apertura e il morbido pertuso.

Ed ancora ci sono per me sguardi
sensuali e labbra calde e delicate
e acerbi seni offerti alla suzione

dell'occhio; crudeltà d'innamorate
che vogliono donarmi l'illusione
che per me non è già troppo tardi.

 

10. Sarà perché l'ho sentita precaria
sempre e provvisoria, alle cose sono
attaccato per esigenza necessaria.
Sarà perché son sempre stato solo

nel nulla dell'anima solitaria,
io non mi aspetto nessun miracolo,
anzi mi schifa questo spettacolo
e attendo di dissolvermi nell'aria.

Se son morto già durante la vita,
vivo sarò soltanto nella morte?
Vissi come l'ante Adamo di creta

impastata, però ancora incompleta,
perché non ebbi ventura e la sorte
che una pietosa soffiasse la vita.

 

11.Ogni giornata come fosse la fine
cerco d'evitare l'incompiutezza
per il forte senso di finitezza
che mi mantiene come s'un confine.

Un funereo presagio della fine
corrode i progetti con l'incertezza
e mi riempio d'una grigia tristezza
come i bigi inverni da cartoline.

Spesso l'angoscia annoda le viscere
e ti paralizza nella nolenza,
se pensi ch'è un inganno venire

dal nulla per un qualche malvolere
e che nel nulla ritorni a finire
senza aver conosciuto l'esistenza.

 

12. Se il nulla è il ceffo della morte,
provo a pensare come avrà la mano
che accoglierà le nostre membra smorte,
se conserverà un calore umano

o ci annichilirà con dita storte.
Forse la pregheremo piano piano
che abbia caldo per noi, ma certo invano:
il freddo nulla abita la sua corte:

si vendica sulla carne, calore
nostro, la rende ostile come il ghiaccio
e sigilla gli occhi che s'aprono più.

Nell'indifferenza proviamo quaggiù
della morte questo crudele abbraccio,
quando dell'assenza si gela il cuore.

 

13. Quando nasceste, nacque vostro padre
cui nella vita deste direzione,
e aveste la dolcezza e dedizione
degli occhi verdi d'una cara madre.

La culla ti prendesti, nuova madre,
ed io fui malfermo tra regressione
a figlio tormentato e la proiezione
con fiducia in un futuro da padre.

L'istinto animale di resistenza,
che mi aveva ancorato fino allora,
divenne responsabile ed etico

impegno di onesta mia appartenenza
a voi e di volere crescere ancora,
di non essere anguilla né mimetico.

 

14. MELANCONIA

(pensa)

Nel mese più crudele, in aprile,
le ginocchia cominciano a tremare,
mentre di te non ritorno si rinnova
nella brezza a ferire di primavera;

e allora hai caro l'autunno ? non altro
puoi amare che altro a te non è dato ?,
malinconica festa di colori sul pendio
del tempo, eternità della morte.

(scrive)

Perché non m'insegni a morire,
creaturale poesia, angela caduta
in tempo senza durata?
Morta con te l'immortalità terrena, 
concedimi, o fuggitiva, come estremo
ingannevole dono una pietosa follia:

quando varcherò lo spazio e il tempo,
mi porti un'angela nuda nel tepore
delle sue carni, la testa sul seno,
le mani sulle anche e anche altrove,

ovunque lei vorrà e per sempre.

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